venerdì 10 aprile 2009

Il ritorno alla “Normalità”…

Per qualche giorno mi è sembrato di vivere il un paese civile che ha dato grande prova di maturità e solidarietà, una reazione concreta condivisa e sostenuta da tutti i cittadini. Ho apprezzato i toni del Capo dello Stato e dei politici in generale che una volta tanto hanno messo da parte la consueta litigiosità per fare posto al cordoglio ed alla collaborazione. Per un breve periodo l’italianità è riuscita ad unire tutti con un’energia positiva pervasiva.. Purtroppo questa positività non ha coinvolto tutti come in un primo momento poteva sembrare. Le prime voci fuori dal coro sono arrivate da alcuni giornalisti che come al solito hanno incominciato a dar voce alla contestazione alle inefficienze agli errori. Non dovremmo mai dimenticare l'assioma “chi fa sbaglia, chi non fa nulla non sbaglia mai”. Il caso di maggior eco è senza dubbio quello relativo ad Anno Zero il programma condotto da Michele Santoro. Il taglio del programma è spesso caustico ed i toni talvolta sono sopra le righe ma non dobbiamo dimenticare che nessuno viene obbligato a guardarlo. Mi è capitato di seguire alle volte l’intero programma, giovedì scorso visto il taglio che aveva preso ho cambiato canale. Mi sembra molto più vergognosa la mancata sospensione del campionato di calcio di serie A. Il comportamento dei calciatori durante il derby della capitale ha rappresentato uno dei livelli più bassi raggiungibili. Come se non bastasse qualche commentatore sportivo ha esaltato le componenti agonistiche espresse in campo. Tutto drammaticamente “normale”. Non posso accettare che “professionisti” del calcio assumano certi atteggiamenti in campo. Mi rendo conto che il calcio in Italia conferisce una qualche forma di intoccabilità. Questi personaggi strapagati e coccolati dalle tifoserie e dalle società sono incontrollati ed incontrollabili. Risulta difficile paragonare un business come il calcio con uno sport autentico come il rugby ma nel rugby il comportamento antisportivo viene sanzionato anche con 6 mesi di squalifica. Prima durante e dopo una partita di rugby le tifoserie non rappresentano un problema di ordine pubblico, i contatti di gioco possono essere violentissimi ma sempre rispettosi delle regole. Quando sento parlare di tornelli, disposizioni straordinarie di ordine pubblico e via dicendo mi viene la nausea. D'altra parte basta passare nei pressi di uno stadio dove si disputa un incontro di squadre giovanili per sentire urla dai contenuti che nulla hanno a che fare con quello che viene ancora chiamato sport. In Inghilterra sono riusciti a risolvere il problema in maniera radicale e definitiva rendendo le società responsabili dei danni provocati dalle tifoserie. Mi sembrerebbe corretto sanzionare adeguatamente i giocatori che assumono comportamenti disdicevoli i campo. Ritengo che il vil denaro possa essere l'unico mezzo per sensibilizzare questi presunti professionisti.

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